pensiero e azione

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Italia, 2020

"Ma sì, saranno i soliti ecologisti della domenica...
Oppure quelli che abbracciano gli alberi1, magari vestendo esclusivamente sandali della Birkenstock; oppure qualche veganchic, magari pure di sinistra..."

puzzle02 Fortunatamente, nessuna di tutte queste caricature da avanspettacolo di terzo ordine rappresenta oggi chi fa scelte di consumo sostenibili

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favini remake upcycling 01Se avrete la pazienza di leggerlo, e vi ci vogliono solo un paio di minuti, quello che troverete qui di seguito è un brevissimo promemoria di scelte sostenibili che chi produce dovrebbe prendere in considerazione prima di pensare, progettare, produrre e distribuire anche i prodotti più ecologici. E che chi acquista dovrebbe fare durante e dopo il proprio acquisto.

Questo piccolo decalogo le esprime e sintetizza benissimo in una parola a tutto tondo che riassume le migliori pratiche di lavoro, di management  ed uso possibili, quando si tratta di fare ed usare prodotti caparbiamente sostenibili.

Con  il suo sotteso di tecniche per dare nuova vita, valore e, dunque, senso economico a prodotti, materie e materiali che altrimenti finirebbero tra scarti e rifiuti, la parola in questione è "up-cycling", recentemente proclamata parola dell'anno 2019 dai curatori britannici del dizionario Cambridge della lingua inglese.

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 Italia, autunno 2020

prodottosostenibile01 Anche se sono ormai passati 33 anni da quando la Commissione Brundtland ha proposto la prima definizione del concetto di sostenibilitàa (ambientale) , quello di prodotto sostenibile è un concetto ancora in cerca di una definizione condivisa.

Questo è l'unico punto fermo che si può cogliere anche solo da una sommaria (le prime tre pagine che Google restituisce cercando "sustainable product definition") e parziale (in lingua inglese) panoramica su Google di quanto dicono e scrivono sul tema il mondo accademico e della ricerca, i siti di informazione ecologica, per non dire di consulenti, divulgatori ed enti governativib

Si potrà così di prima mano cogliere che la vera questione emergente è che tra questi soggetti, ed anche all'interno dei rispettivi ambiti d'azione, non esiste ancora una comune visione, un idem sentire su cosa sia e come, dunque, si possa definire un prodotto per considerarlo sostenibile.

Troppo complessa la materia e troppe le interconnessioni tra discipline profondamente diverse, al punto che viene da pensare che questo sia un ambito di ricerca ideale per mettere in campo le tecniche che derivano dalla teoria dei sistemi e dalla teoria della complessità: un tema per specialisti e per scienziati, in definitiva.

Ciononostante, molti dati raccolti nel corso degli ultimi anni convergono nel riconoscere che l'interesse di chi vorrebbe avvicinarsi a prodotti a basso impatto ambientale e sociale cresce di anno in annoc.

Cittadini e consumatori che meritano comunque una risposta, possibilmente semplice ma, comunque, argomentata.

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