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vaia cube lavorazioneSono già passati due anni, ma c'è una parte delle Alpi del Nord-Est italiano dove la vista è ancora drammaticamente la stessa di quei giorni d'autunno.
E' qui, dal bordo delle strade o sui sentieri che un tempo li attraversavano, che ogni giorno va ancora in scena lo spettacolo quotidiano, implacabile e spettrale, di interi boschi schiantati dalla tempesta Vaia...

I
n tanta desolazione, negli ultimi tempi però, una speranza è rinata: e l'eco della tempesta si è spento lasciando posto anche a suono e musica.
Già, perchè a un anno da quegli eventi, nel 2019, è nato Vaia Cube, un amplificatore passivo per smartphone costruito usando il legno degli abeti uccisi dai venti a 200 all'ora dell'omonina tempesta che nell'ottobre 2018 ha annientato in poche ore migliaia di ettari di boschi nelle valli alpine di Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli.

In effetti, per far suonare il vostro telefono, Vaia Cube ha dalla sua l'ottima prerogativa di non consumare un solo elettrone (ed è questo il motivo per cui si definisce passivo questo amplificatore).

Infatti, il volume di suono dello smartphone viene aumentato sfruttando la risonanza naturale del legno, lo stesso principio della cassa armonica di una chitarra classica, tanto per fare un esempio. Niente circuiti elettrici, dunque, masolo legno lavorato abilmente pezzo a pezzo, mano a mano.

vaiacube03Vaia Cube è perciò anche qualcos'altro: è un'idea tangibile in senso non figurato che diventa agire in concreto.

Dunque, non solo un oggetto ma anche un'azione sociale che ri-crea valore non solo per l'ambiente, perchè per ogni Cube venduto viene ripiantato un nuovo albero,  ma anche per il lavoro, affidato solo alle mani di artigiani del legno delle zone colpite da Vaia. 

Come dimostra quest'iniziativa, un antidoto contro le devastazioni indotte dal cambiamento climatico innescato da noi umani, è, dunque, possibile.

Sta al nostro buon senso decidere..:)

vaiawood.eu

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frau polacchinogozero01Fabbricata in Italia, a Verona, di buona qualità, disegnata per la stagione fredda (ma pronta a trasformarsi per l'estate 2021), la linea di scarpe per uomo e per donna della collezione Capsule Collection Go!Zero di FRAU ha da quest'autunno iniziato il suo cammino sulla via della sostenibilità.

Un'innovativa suola in gomma prodotta da Gommus, specialista marchigiano del settore, permette di risolvere un problema legato alla difficile riciclabilità di questa parte della scarpa, e, allo stesso tempo, con uno sguardo rivolto all'economia circolare rimette in lavorazione scarti di produzioni industriali dell'industria della scarpa che altrimenti morirebbero in discarica, come sottolineano, tra gli altri, GreenPlanner https://www.greenplanner.it/2020/07/29/scarpe-frau-sostenibilita/ e la stessa Frau https://www.frau.it/it/ai-20-un-nuovo-progetto-ecosostenibile 

In effettti, applicata a polacchini, sneakers e stivaletti in pelle scamosciata e foderati in pelle e in tessuto la nuova suola in gomma GO!ZERO a promette già oggi una completa decomposizione in meno di due annifrausneakergozero  https://eicomenergia.it/scarpe-biodegradabili-frau/?cn-relo, ma Frau ha intenzione nel prossimo futuro di estendere il basso impatto anche a tomaia, lacci occhiellli etc

Calzaturificio Frau frau.it

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Italia, autunno 2020

book danbo danboard still life toy 1511619 creative commonsSul finire di ottobre Amazon ha tentato il suo primo “splash!” nel mare magno della sostenibilità: ma al momento quello che si è sentito è solo un timido e sommesso “pluff!”

Eppure, quando il colosso mondiale dell’e-commerce ha deciso di giocare anche la carta della sostenibilità dei prodotti1 lo ha fatto in pompa magna; così, molti siti specializzati ci hanno subito informato2 delle nuove pagine che Amazon ha dedicato a far conoscere e scegliere i prodotti ecosostenibili che l’azienda intende contribuire a vendere.

Incuriositi, abbiamo letto e soppesato attentamente le parole che Amazon sta usando per presentare le pagine introduttive di Climate Pledge Friendly3, la categoria di prodotti verso la quale l'azienda intende indirizzare i potenziali acquirenti di prodotti che secondo Amazon sono sostenibili.
Abbiamo poi letto e confrontato molte schede prodotto marcate Climate Pledge Friendly che sono incluse nelle consuete sotto-categorie proposte da Amazon, ed un’idea alla fine ce la siamo fatta. Ecco cosa è emerso...

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Climate Pledge Friendly segnala (al momento) pochi prodotti sostenibili a tutto tondo

Promette bene trovare nelle pagine dedicate a Climate Pledge Friendly un lessico dove in riferimento al come identificare i prodotti sostenibili prevalgono i termini “scoprire”, “riconoscere”, “mettere in evidenza”.
In fin dei conti, anche on-line la larga maggioranza di chi acquista ha idee abbastanza confuse su cosa sia una certificazione ambientale o sociale di prodotto, figuriamoci poi un prodotto sostenibile: date le premesse, l’iniziativa di Amazon potrebbe allora essere davvero benvenuta. 

Approfondendo però,  se siamo d’accordo nel considerare sostenibile un prodotto che spicca contemporaneamente per il suo basso impatto sulla società e sull’ambiente, non trascurando attenzione su costi e qualità, beh, allora in questo caso si scopre che i prodotti venduti via Amazon non si possono definire sostenibili tout court4.

Certo, non si può negare che i prodotti cui sta facendo riferimento Amazon siano probabilmente già più di altri sulla via della sostenibilità, ma in definitiva e salvo qualche lusinghiera eccezione, quelli offerti finora ne richiamano solo alcuni aspetti. Senza contare che Amazon stessa, numeri alla mano, è certamente lontana dall'essere un'impresa da citare ad esempio, quanto a sostenibilità, come ci ricorda un recentissimo articolo pubblicato su Valori.it.

In altri termini, per quello che è possibile capire al momento, anche semplicemente richiamando l’arcinoto schema basato tre pilastri della sostenibilità, ambientale, sociale ed economica5, in Climate Pledge Friendly ci sono pochi prodotti capaci di fornire queste tre garanzie tutte insieme6.

 

Climate Pledge Friendly aiuta a scoprire le certificazioni di sostenibilità, così da acquistare prodotti “meno insostenibili”.

Scartata dunque l’idea che Amazon si sia messa all’improvviso a vendere prodotti ragionevolmente sostenibili, l’aver introdotto la categoria Climate Pledge Friendly un piccolo merito comunque ce l’ha.

E infatti, e questo è un punto a favore di Amazon, per poter accedere alla categoria e alla classificazione come Climate Pledge Friendly, un prodotto deve necessariamente esibire marchi conosciuti a livello mondiale che ne provano il basso impatto sociale o ambientale . E che, dal momento che costano, si suppone segnalino ragionevolmente che un’impresa vuole iniziare a lavorare seriamente sulla sostenibilità dei propri prodotti.

Del resto, la base di tutta l’operazione di marketing e di comunicazione che ha creato la categoria ed il relativo claim sulla scheda prodotto, in Climate Pledge Friendly ci sono i riferimenti espliciti a certificazioni internazionalmente riconosciute/https://www.amazon.it/b?node=22423405031 che attestano come il prodotto si colloca rispetto alla società e/o all’ambiente

Ne consegue allora che è molto più probabile che il potenziale acquirente Amazon una volta scelta la categoria Climate Pledge Friendly impari perlomeno a riconoscere quantomeno i loghi ed i marchi delle certificazioni ambientali o sociali di un prodotto. Buona cosa, ma che però, lo ricordiamo, non vuol dire mai dare ad un prodotto la patente di sostenibilità.

In definitiva, Climate Pledge Friendly segnala prodotti certificati a basso impatto per l’ambiente e/o per la società: il prodotto che acquistate è dunque un pò meno insostenibile di altri che non li esibiscono affatto.

 

Note e fonti

1. Che è cosa alquanto specifica e diversa rispetto al tema più generale della sostenibilità in azienda e/o dell’azienda: https://hbr.org/2016/10/the-comprehensive-business-case-for-sustainability

2. Una semplice ricerca attraverso google lanciando le parole Climate Pledge Friendly, restituisce un buon numero di pagine che hanno rilanciato o stanno rilanciando l’iniziativa Amazon: per tutti, https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/green_blue/2020/10/28/amazon-unetichetta-per-shopping-sostenibile-in-ue_3857bbb5-4b88-423f-a4f8-553b2a16ce9c.html e anche https://www.aboutamazon.it/sostenibilit%C3%A0/amazon-lancia-climate-pledge-friendly-in-europa-per-rendere-ancora-pi%C3%B9-semplice-per-i-clienti-scoprire-e-acquistare-i-prodotti-sostenibili

3. Riferito ai prodotti venduti via Amazon, Climate Pledge Friendly si potrebbe tradurre in prodotti Rispettosi o amici dell’Impegno sul Clima…, prodotti RIC o AIC, in italiano. Ma non si poteva proprio trovare un acronimo più intelligente e piu customer friendly? Valli a capire quelli che si dilettano di marketing e comunicazione :(

4. La questione di come definire un prodotto sostenibile non è campata in aria: definire le qualità di un prodotto in precisi standard sul rispetto dell'ambiente, della vita e del lavoro universalmente accettati spunterebbe definitivamente tutti gli argomenti di marketing che sfociano inevitabilmente solo in "riverniciate" di verde su prodotti che non hanno le benchè minime possibiità di essere considerati sostenibili

5. Come abbiamo molte volte scritto su MadeinGaia, vedi per tutti…, non esiste una chiara ed univoca definizione condivisa di cosa è un prodotto sostenibile. Il concetto si va via via definendo man mano che avanzano gli studi e le ricerche su base scientifica in materia, però alcuni punti tendono ad emergere sempre. Così, attenzione alla salute dell’ambiente e dei viventi, al lavoro, specie quello manuale, ed alla necessità di rendere i prezzi competitivi senza comprimere i margini di contribuzione sono almeno tre elementi che devono necessariamente coesistere in un prodotto ragionevolmente sostenibile

6. Cosa che invece già fanno da tempo altri prodotti e produttori (citazione madeingaia), e come cerca di raccontare ed evidenziare sempre MadeinGaia ed altri siti di informazione da tempo on line. Se comunque siete produttori di prodotti ragionevolmente sostenibili, oltre a segnalarli a madeingaia, potete anche provare a proporli ad Amazon per la vendita on-line: Climate Pledge Friendly: Venditori @ Amazon.it https://www.amazon.it/b?ie=UTF8&node=22423402031

7. Alcune fonti da consultare: https://www.ul.com/services/product-sustainability-certifications-and-validations

https://www.treehugger.com/green-product-certification-symbols-you-should-4863923

 

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pannispugnasvedesiCerto, di panni che assorbono ed asciugano ne esistono anche altri che possono essere eliminati nell'umido:
questi panni svedesi originali, però, si possono riutilizzare molte più volte di un tradizionale panno spugna Wettex o VILEDA perchè si possono anche lavare e disifettare a mano, in lavatrice o in lavastoviglie.

Per esperienza diretta un panno lavato spesso ed accuratamente in media ogni 3/4 giorni dura tre mesi e quando perde la sua capacità di assorbimento e dà segni di sfibratura o sfilacciamento, la sua fibra di cellulosa, ricavata da foreste europee gestite secondo  lo standard internazionale FSC può essere conferita tranquillamente nell'umido.

Se volete saperne di più, segnaliamo che ne ha parlato in dettaglio qualche tempo addietro, Tatiana Maselli su GreenMe, che firma l'articolo "Strofinacci svedesi: i panni resistenti e compostabili alternativi a carta assorbente e microfibra": lo trovate suhttps://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/panni-svedesi/

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riparabuttaIl Salvagente, salvagente.it, rilancia in Italia le tabelle prodotte da Svizzeraenergia che vale la pena di consultare per decidere quando è ragionevole e conveniente spendere qualche denaro in più per riparare elettrodomestici con al massimo dieci anni di vita sul groppone.

Basta conoscere l'età dell'elletrodomestico, il preventivo per ripararlo e il prezzo del nuovo elettrodomestico (almeno in classe A++) con il quale vorremmo sostituire quello vecchio, per decidere se vale la pena di procedere con la riparazione.

Non male: il link sulle pagine de Il Salvagente è questo

https://ilsalvagente.it/2020/05/13/buttare-o-riparare-la-tabella-per-decidere-per-ogni-elettrodomestico/

 

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infousomaskIl Ministero della Salute italiano, dopo aver pubblicato il 30 marzo 2020 un articolo sul suo sito istituzionale che chiarisce quali mascherine possano essere considerate presidio medico chirugico e quali no, offre adesso anche un'infografica ed istruzioni dettaglaite che spiegano bene come indossare, usare, togliere e smaltire le mascherine http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4722
Eccone uno stralcio:

"Alcune risposte alle più comuni domande sul corretto utilizzo e le funzioni delle mascherine:

  1. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche?
    Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione.

    Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2.

  2. Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità?
    Esse devono garantire una adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort.

  3. La mascherina è obbligatoria anche per i bambini?
    Dai sei anni in su anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso.

  4. È possibile lavare le mascherine di comunità?
    È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance.

  5. Quali mascherine devo usare nel caso in cui compaiano sintomi di infezione respiratoria?
    Nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici.

  6. Come smaltire le mascherine?
    • Se  è stata  utilizzata una mascherina monouso, smaltirla  con i rifiuti indifferenziati;  
    •  se è stata  indossata  una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio."

 

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maskok03Ottime iniziative: non possono essere che definite così le riconversioni di parte del loro ciclo produttivo che diverse imprese tessili italiane stanno effettuando in pieno tsunami Coronavirus per rendere disponbili dispositivi di protezione individuali aka mascherine made in Italy. http://www.legacoop.coop/quotidiano/2020/03/26/12-cooperative-insieme-per-produrre-mascherine-lavabili-100-volte/

Eppure, anche se siamo animati dalle migliori intenzioni e vorremmo acquistarle ecologiche e sostenbili (dal momento che quelle per uso medico sono monouso e di plastica e dunque pronte a creare un potenziale nuovo ulteriore problema  ambientale, se non vengono opportunamente smaltite)  noi cittadini dobbiamo avere ben chiaro che le mascherine non sono tutte uguali.

Così, il Ministero della Salute italiano il 30 marzo 2020 ha pubblicato un articolo sul suo sito istituzionale che chiarisce quali mascherine possano essere considerate presidio medico chirugico e quali no: il pezzo si intitola "Mascherine, le norme tecniche per la produzione" http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4361

Nel testo il Min Salute traccia una distinzione fondamentale tra mascherine che sono dispositivi medico-chirurgici certificati e testati (DPI, DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE) e altre tipologie di mascherine che non lo sono affatto.

Le mascherine adatte ad un uso in ospedale e in centri di assistenza socio-sanitaria sono di due tipi

1. Mascherine chirugiche che servono ad "evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi e ricadono nell'ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori, ecc)." come recita testualmente l'articolo.

Il loro standard di sicurezza deve essere a norma UNI, UNI EN 14683:2019 ed UNI EN ISO 10993-1:2010, il che vuol dire che queste mascherine devono resistere a schizzi di liquidi, essere traspiranti, filtrare efficacemente i batteri e restare pulite rispetto ai microbi.

2. Mascherine FFP2 e FFP3 che devono "proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate UNI EN 149:2009" come specifica l'articolo del Ministero della Salute

Qualsiasi altra mascherina che non rispetti i requisiti di legge e non sia prodotta a norma UNI, non è, dunque, un dispositivo adatto ad un uso in ambiente medico.
Su questo punto l'articolo del Mistero è chiarissimo: "Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell'art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.).

Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL."

https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=9829

 

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ecomenu"Le scelte alimentari che compiamo possono avere degli effetti a volte insostenibili.
La fettina di carne comprata al supermercato sotto casa ha spesso una storia lunghissima da “raccontare”: ad esempio è molto probabile che il mangime usato nell’allevamento intensivo da cui proviene contenga soiacoltivata su un terreno deforestato dall’altro lato del mondo.
Un bicchiere di latte o una braciola potrebbero raccontare quanto gas serra o quanto inquinamento atmosferico sono legati alla loro produzione.
Non tutti sanno che, ad esempio, gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di formazione di polveri sottili in Italia, più del trasporto leggero e dell’industria, e che il settore zootecnico contribuisce alla produzione di gas climalteranti quanto l’intero settore dei trasporti"

Grenpeace, novembre 2019

Ancora una volta, Greenpeace Italia, dopo la denuncia, offre un proprio autorevole contributo all'informazione ed all'azione.

Si tratta in questo caso di un semplice ma efficace decalogo, il nuovo Eco Menù
In effetti, anche imparare solo l'abc delle etichette degli alimenti che acquistiamo per farsi quantomeno un'idea della loro sostenibilità e sottrarsi alle apparenti lusinghe di certo marketing contribuisce gradualmente a riorientare i nostre scelte verso consumi che impattano meno sull'ambiente e sulla società.

Così, luce sempre più verde a verdure, frutta e proteine vegetali di frutta secca, legumi e cereali, purchè biologiche, locali e di stagione e semaforo arancione/rosso ai prodotti di origine animale: meglio pochi, buoni e genuini e tendenzialmente sempre bio. Tutti comunque da acquistare con il minimo imballaggio possibile, evitando per quanto possibile le plastiche, e le sirene del sottocosto.

Del resto, non è ragionevole pensare che "Se sta meglio Gaia, stiamo meglio anche noi"?  

 

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fairphone3Da fine ottobre chi vorrà dare concretamente una mano a rendere l'industria degli smartphone più sostenibile lo potrà fare ancora una volta.

Fairphone, il produttore e social enterprise olandese, annuncia che In quel periodo inizieranno infatti le consegne di Fairphone 3, al momento e a livello mondiale il telefono con il minor impatto su chi lavora (leggi salari e condizioni di lavoro dignitosi) e su Gaia (leggi LCA, approvigionamento responsabile delle materie prime e dei semilavorati ed emissioni controllate).

Fairphone 3 funziona con Android 9, è stato ridisegnato e migliorato in tutti i componenti e, come tradizione dal 2013, si basa su moduli interconessi tra loro, per poterli rapidamente cambiare da sè in caso di guasti. Non a caso iFixit https://it.ifixit.com/Guida/Smontaggio+Fairphone+3/125573 conferma il 10/10 in riparabilità che già aveva assegnato a Fairphone 2 http://madeingaia.it/index.php/it/prodotti-sostenibili-persone/per-le-persone/comunichiamo/25-fairphone-2-uno-smartphone-stile-libero-ecologico-equo-solidale-e-sostenibile !!

  Ultima cosa: Fairphone 3 costa anche meno del suo predecessore: 450 euro.

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bagnoscavolinicosedicasaCredit: Scavolini/CosediCasaCome già CosediCasa, https://www.cosedicasa.com/bagno/bagno-eco-e-sostenibile-per-il-risparmio-dellacqua-33231, anche Living, l'inserto online che il Corriere della Sera dedica al mondo della casa e dell'abitare, fa il punto sui prodotti a basso impatto che nel 2020 l'industria italiana è in grado di proporre: http://living.corriere.it/cersaie/arredo-bagno/bagno-ecologico-sostenibile-native-adv/.
Dal gres porcellanato, ricavato da impasti che usano il 70% di materiali riciclati e certificati LCA ed EPD, ai rubinetti dotati di miscelatori termostatici certificati European Waterlevel, a vasi e bidet che riducono di molto la massa batterica per minimizzare l'uso di detergenti chimici ed acqua, ai rompigetto con aeratore, detti anche riduttori di flusso, per minimizzare la portata dell'acqua che esce dai nostri rubinetti. Un interessante spunto per poi approfondire anche su MadeinGaia.

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piramidiSe sta meglio Gaia, intesa come insieme di tutte le forme di vita che la popolano, stiamo meglio anche noi, noi intesi come umani.

La cosa sembra di un'ovvietà quasi stucchevole, ma non è affatto così.
Lo racconta bene da qualche anno un'efficacissima grafica che sintetizza il lavoro di ricerca dell'Ecodynamicsgroup dell'Università di Siena e che, con l'aiuto della Fondazione Barilla, tramite il Barilla Center for Food and Nutrition è stata diffusa già da qualche anno.

Si tratta dello schema della Doppia Piramide Alimentare-Ambientale, una rappresentazione simbolica (o, dipende da quanto siete nell'hype, iconica) dell'impatto del cibo che produciamo sulla salute del Pianeta e su quella del genere Homo (sapiens, lo tralasciamo per senso del pudore).

La prima piramide, quella alimentare, ci dice quali cibi hanno un alto impatto positivo sulla salute umana e di quanto questo impatto cresce quanto più ci avviciniamo alla base della piramide: così è evidente che bisogna consumare pochi grassi e poca carne rossa, ed aumentare invece la nostra dose giornaliera di frutta secca, pane, pasta, patate, riso frutta ed ortaggi.

La classica obiezione degli eterni scettici che sostengono che i benefici sarebbero presto superati dai costi ambientali del mettere a coltura sempre più ampie porzioni di terra, viene qui superata elegantemente dagli studiosi senesi, che hanno costruito la metafora di una piramide rovesciata che affianca quella già da tempo nota come "piramide alimentare".

Infatti, secondo il gruppo di ricerca di  Siena "la “piramide ambientale” nasce valutando l’impatto ambientale dei cibi che fanno parte della piramide alimentare. Agli alimenti sono stati associati i valori della corrispondente Impronta Ecologica, ovvero la superficie ecologicamente produttiva necessaria per generare le risorse utilizzate per la produzione (Ecological Footprint). Un analogo risultato è stato ottenuto dalla stima dell’Impronta Carbonica degli alimenti, ovvero la quantità di gas serra emessi in atmosfera (Carbon Footprint)."

Confortato anche da un'analisi comparata della letteratura scientifica internazionale più recente, lo studio di Ecodynamicsgroup conclude che "affiancando le due piramidi (“Doppia Piramide” Alimentare-Ambientale) è possibile notare che gli alimenti per i quali è consigliato un consumo maggiore (frutta e verdura), generalmente, sono anche quelli che determinano gli impatti ambientali minori. Viceversa, gli alimenti per i quali è raccomandato un consumo ridotto (carne) sono anche quelli che hanno maggior impatto sull’ambiente."

Una via possibile e concreta per ridurre la componente cibo dalle concause che stanno così rapidamente degradando il clima sul nostro pianeta è dunque alla portata di noi singoli cittadini a partire dalle proprie tasche e dalle proprie scelte individuali. Qui ed ora.

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biologicoFederBio, la federazione italiana degli agricoltori biologici, https://feder.bio/federbio/, dedica alcune pagine del proprio sito istituzionale a raccontare come tutto è cominiciato e come, sperabilmente, progredirà. https://feder.bio/cose-il-bio/

La storia del biologico italiano è una storia figlia degli anni '70 (ma va!!) che arriva ai giorni nostri attraversando diverse fasi.
La FederBio ne ha delineate tre, ognuna scandita con crescente rilevanza dall'aggettivo, "biologico".

Oggi, infatti, esattamente come le parole "ecologico" o "green", tanto per chi acquista (bio sono i prodotti che rassicurano di più quanto  a qualità e salubrità), quanto per chi vende (i volumi di vendita dei prodotti bio sono in crescita costante da molti anni), la parola "biologico" è quasi diventata un mantra.
C'è stato un tempo,però, in cui il biologico non lo vendevano neppure nei supermercati...https://feder.bio/la-storia-del-biologico-dal-bio-1-0-al-3-0/

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vejaofficialoninsgaiVeja Esplar, insgain.comLa coerenza e il fare le cose bene e senza fretta valgono una crescita regolare del marchio e del fatturato: nate nel 2004, le sneaker franco-brasiliane Veja hanno creato un prodotto a basso impatto sociale ed ambientale, una moda ed anche una filiera, che tra Europa e Sud America, si ispira a quella del commercio equo e solidale.

Sarà anche per questo che queste scarpe sportive non hanno mai avuto intenzione di dedicare il 70% del loro prezzo di vendita a ripagare i propri investimenti in pubblicità, preferendo come missione chiave dell'azienda, a parità di prezzo con le scarpe della concorrenza, scegliere fin dal loro primo prototipo solo materiali bio (come gomma naturale e cotone), usare il passaparola e garantire contratti equi per fornitori e lavoratori..

Lo raccontano in dettaglio al Sole24 Ore i giovani ex-manager della finanza che hanno fondato il marchio e la fabbrica Veja 15 anni addietro e che non hanno mai voluto tra le scatole venture-capitalist di ogni sorta...
La storia completa è su https://www.ilsole24ore.com/art/veja-filosofia-una-eco-sneaker-la-scarpa-piu-sostenibile-e-quella-che-non-comprerete-ACSC63G

V
eja: https://www.veja-store.com/en/

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libroPer la penna di Michele Mauri, la Rivista della Natura cura uno spazio su Internet dedicato a "Editoriali, approfondimenti e opinioni sui temi di attualità che riguardano la natura, l’ambiente, l'ecosostenibilità e il delicato rapporto dell’uomo con il pianeta" .

Da Edgar Morin a Konrad Lorenz, tributando un doveroso elogio ad Antonio Cederna, a Gadda, e a molti altri protagonisti delle riflessioni teoriche sull'ecologia e sulle diverse facce della sostenibilità, gli spunti per buone e sempre utili letture qui non mancano certo.

Da visitare con attenzione su 
https://rivistanatura.com/cultura/libero-pensiero/

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climat01Alla Redazione piace rovistare il web in cerca di spunti per rinnovare il messaggio di MadeinGaia. In questo caso l'occhio è caduto su un passato articolo curato, nel gennaio dello scorso anno, dalla redazione di Greenplanner.
In quell'occasione Greenplanner aveva riproposto  in 8 semplici consigli un vademecum per abitare sostenibile e a basso impatto.

Ai sempre verdi consigli su come risparmiare acqua e gas per riscaldarla, ed elettricità attraverso prodotti in classe A+++,  modestamente ci sentiamo oggi di aggiungerne un altro.

In piena estate, ma non solo, se il climatizzatore di casa può funzionare anche come pompa di calore, valgono sempre le parole e le pagine di approfondimento che l'ENEA dedica al raffrescamento domestico.

Le trovate sul sito efficienzaenergetica.enea.it,  http://www.efficienzaenergetica.enea.it/Cittadino/climatizzatori

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hondaeUn piccolo grande dossier sul presente e sul futuro (prossimissimo) dell'auto elettrica, curato da vari esperti del settore e ospitato sulle pagine di Valori.it, che lo intitola "Mobilità: le auto cambiano, ma il settore rimane insostenibile"
Diviso in 10 sezioni, che qui sotto riportiamo, è una segnalazione che vale come notizia breve adesso e per i prossimi due anni almento! 

 

  • PARTEL’unico futuro possibile? L’automobile come bene comune
  • PARTECara auto, costi troppo e non servi più: il futuro è nella condivisione
  • PARTEUSA, Cina, Europa: allarme rosso per il settore auto
  • PARTEDebiti & derivati. La “bolla” dell’auto miccia per una nuova crisi
  • PARTEElettrici o diesel? Ecco quando i motori sono davvero ecologici
  • PARTELitio, cobalto & Co: l’auto elettrica scatena la guerra dei metalli
  • PARTEAuto e smog: ecatombe sanitaria, economica e ambientale
  • PARTEAuto elettrica? Più sharing che Tesla. O le disuguaglianze cresceranno
  • PARTESorpresa: l’Italia fra i Paesi più attrezzati per l’e-car. Ma quanto costano…
  • PARTE10 Auto elettriche, dieci itinerari fatti apposta per loro (e uno è nel Sud Italia)
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melebiovalvenosta01A ben guardare, le mele il loro bel packaging ce l'hanno già: è la loro buccia, unica, resistente e ovviamente biodegradabile.

Una considerazione che ha certamente guidato chi ha ideato la confezione da 4 o 6 mele biologiche Val Venosta che arriva ai consumatori in queste settimane: niente plastica nella confezione, solo un pack con un coperchio che lo chiude, fatto in cartone FSC completamente riciclabile con 4 finestre per mettere ben in vista le mele e con molto spazio da dedicare alle informazioni al cliente consumatore finale (e a farsi riconoscere meglio sullo scaffale :)). E nient'altro.

Questo traguardo non è frutto di un'intuizione isolata. In effetti, negli ultimi anni la cooperativa dei produttori di mele biologiche della Val Venosta è arrivata a questa innovativa serie di packaging, che oggi è anche in grado di produrre da sè, dopo aver raggiunto altre tappe sulla strada per la sostenibilità.

Infatti, 100% tracciabili, nelle confezioni attualmente in vendita certificate Forest Stewardship Council (FSC) le mele biologiche Bio Val Venosta hanno dal 2016 come distintivo bollini biodegradabili in 12 settimane e sono protette da una pellicola 100% senza PVC.

Quanto alle certificazioni del prodotto e dei processi di gestione aziendale, poi, l'elenco è lungo e include, tra le altre, le certificazioni sui processi di gestione ambientale a norma ISO 14001 e le norme OHSAS per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Organic apples from Val Venosta, South Tyrol: sustainable apples in super recyclable packaging

On a closer look, apples already have their beautiful packaging: it is their skin, unique, resistant and obviously biodegradable.

A consideration that has certainly guided those who have conceived the pack of 4 or 6 Val Venosta organic apples that arrives to italian consumers in these weeks: no plastic in the packaging, only a pack with a lid that closes it, made in completely recyclable FSC cardboard, windows to show the apples well and with plenty of surface to devote information to the final customer (and to be better recognized on the shelf :)). And nothing else.

This goal is not the result of an isolated intuition. In fact, in the last few years the cooperative of organic producers of Val Venosta has come to this innovative packaging series, which today is also capable of producing on its own, after having reached other stages on the road to sustainability.

In fact, being 100% traceable, in the packages currently on sale certified Forest Stewardship Council (FSC) the organic Bio Val Venosta apples have from 2016 as distinctive badge biodegradable in 12 weeks and are protected by a 100% PVC-free film.

As for product certifications and company management processes, the list is long and includes, among others, certifications on environmental management processes in accordance with ISO 14001 and OHSAS standards for safety and health at work.

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apepak02Le api, sempre loro: questa volta contribuiscono a creare Apepak, un foglio quadrato di varie dimensioni in cotone biologico certificato Global Organic Textile Standard, o riciclato dagli avanzi dei laboratori tessili italiani, che si unisce a cera d'ape, resina di pino e olio di jojoba per sostituire le pellicole usa e getta di carta, plastica e alluminio che usiamo ogni giorno per proteggere gli alimenti.
Un foglio Apepak è prodotto artigianalmente ed eticamente in Italia vicino a Treviso e 
secondo quanto affermano i suoi produttori sia sul loro sito che in una serie di interviste a Gambero Rosso e Vita.it il basso impatto ambientale dell'involucro si concretizza nel

- sostegno di 1 giorno di lavoro di circa 1000 api da miele italiane;nel risparmio di 1 metro quadro di pellicola di plastica risparmiata ad ogni utilizzo, che in 100 riutilizzi del foglio sono 9 kmq di pellicola in plastica risparmiati
- nel riciclo di scarti di laboratori tessili italiani 
- nella perfetta biodegradabilità del prodotto a fine vita

Sul piano sociale, il basso impatto dI Apepak sta nella sua capacità di produrre un valore economico tale da remunerare 30 minuti di lavoro di un socio della cooperativa sociale che lo produce, di sostenere l’agricoltura di cotone biologico e dare una nuova vita agli avanzi dei laboratori tessili italiani, e , infine di remunerare gli apicoltori.
Per saperne di più su Apepak, ecco la pagina delle domande più frequenti sul loro sito: https://www.apepak.it/pages/domande-frequenti

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oblio01Seguendo un disciplinare di basso impatto ambientale e sociale collaudato da anni una rete di piccoli calzaturifici dislocati tra Verona e Mantova produce quest'anno per "Ragioniamo con i piedi" Oblio una scarpa sportiva (una sneaker, per gli anglofoni ;)) in pelle che si presenta " foderata internamente in pelle bovina conciata con tannini estratti dal legno di castagno, quebracho, mimosa e con suola di gomma vulcanizzata, non di materiale plastico". E che, inoltre, si può riparare e risuolare.
Sia per uomo che per donna, sono in vendita nel negozio on line di Ragioniamo con i Piedi, in fiere e mercati locali, da rivenditori autorizzati e nello Spaccio aziendale di Ragioniamo, ad Este, Padova.

Oblio, the healthy and sustainable sneaker by Ragioniamo con i Piedi
Following a discipline of low environmental and social impact tested for years, a network of small shoe factories located between Verona and Mantua this year produces for "Ragioniamo con piedi" Oblio, a sports shoe (a sneaker, for English speakers;)) in leather which is "internally lined in tanned cowhide with tannins extracted from chestnut, quebracho, mimosa and vulcanized rubber soles, not plastic". And that, moreover, it can be repaired and resolved.
Oblio are for men and women, they are sold in the on-line shop of Ragioniamo con i Piedi, in local fairs and markets, by authorized dealers and in the company store of Ragioniamo, in Este, Padova, Italy.

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soldiniecogreenCome attesta anche l'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale collegato al Ministero dell'Ambiente, dal 1999 Soldini ha iniziato a certificare Ecolabel1 alcune sue linee di prodotto dedicate ai professionisti: ora, su https://calzaturificiosoldini.it/ecogreen, per il 2109 il calzaturificio presenta e vende solo on-line anche scarpe sportive certificate Ecolabel che si chiamano Ecogreen Scatola e Ecogreen Running.
Secondo le informazioni messe a disposizione da Soldini la tomaia ed il sottopiede sono in tessuto in tela di origine naturale e biodegradabile (una volta esaurito il ciclo di vita della scarpa). Un piccolo passo avanti anche per la scarpa non artigianale, pare.

Note
1. Il marchio Ecolabel UE consente al consumatore di riconoscere tra i prodotti disponibili sul mercato quelli che hanno elevati standard prestazionali e al contempo un ridotto impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita. Scegliendo il marchio Ecolabel UE i consumatori scelgono prodotti che hanno un’elevata qualità ecologica, sono certificati da organismi indipendenti (organismi competenti nazionali) e sono riconosciuti a livello europeo. Con tale scelta i consumatori contribuiscono inoltre ad indirizzare produttori e distributori verso tali prodotti e servizi e quindi verso un maggiore rispetto dell’ambiente.

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naturalbetonkrioton 80 con canapa e legno 1024x683Scarti di fibra di legno mescolati a terra cruda e.. voilà, ecco il mattone Kryoton di Ton Gruppe , Europa, Alto Adige, Italia: grazie alla traspirabilità di fibre e terra, tiene lontani polvere, odori e l'umidità ed isola bene da freddo e caldo e rumori.
http://ton-gruppe.it/prodotti-in-terra-cruda-e-canapa/mattoni-in-terra-cruda/mattone-di-argilla-kryoton-40/

Dall'altra parte d'Italia, a Lecco, Lombardia, Equilibrium produce il mattone biologico Natural Beton, fatto di truciolato di canapa legato con calce idratata ed additivi naturali. Anche in questo caso i vantaggi sono un buon isolamento dal caldo e dal freddo, dai rumori e dall'umidità
http://www.equilibrium-bioedilizia.it/it/prodotto/biomattone

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alberiacquasuoloDa solo un albero non farà una foresta, ma messi insieme gli alberi, e più in generale il verde, producono almeno 5 inestimabili benefici per l'economia e la società: 
a) preservano la continuità delle specie animali e vegetali,
b) migliorano qualità e quantità dell’acqua,
c) aumentano la stabilità e le sostanze nutritive naturali del suolo,
d) stoccano e sequestrano molto più carbonio,
e) migliorano i servizi turistico-ricreativi.

A dirlo non il solito ecologista della domenica, ma la certificazione FSC per i Servizi Ecosistemici che di recente, come ci segnala Greenreport.it , è stata assegnata, primi in Europa, ad oltre 1000 ettari di boschi italiani tra Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto.

Come diceva Galileo, la natura parla attraverso i numeri e nel caso specifico boschi e foreste di pino silvestre, abete rosso, larice, quercia, faggio, frassino e nocciolo "conservano oggi con successo 220.229 tonnellate di CO2, pari alle emissioni medie annue di 110.114 automobili, a cui si aggiungono 1.747 tonnellate stoccate grazie agli interventi di riforestazione. I metri cubi di acqua, prima filtrata e poi trattenuta in falda dagli alberi con impatti positivi sulla sua disponibilità e potabilità, sono ogni anno 1.256.700 m3, come quella contenuta da 502 piscine olimpioniche. Complessivamente, ammontano a 7,5 le tonnellate di suolo la cui erosione viene evitata e 458 gli ettari di area naturale accessibile per lo svago ed il tempo libero", come sottolinea greenreport.it. in http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/i-benefici-delle-foreste-certificati-per-la-prima-volta-al-mondo-in-italia/

Convinti ancora che "sono solo piante"?

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Genesis 2MP 2 768x1024Uno si chiama Genesis, l'altro Quorum: sono i prosecchi Perlage proposti da Altromercato, che da oltre vent'anni sviluppa il commercio equo e solidale in Italia.

In queste produzioni vinicole di alta qualità, lo zucchero di canna da filiera equa e solidale Altromercato incontra la coltivazione biologica di Perlage sulle colline tra Valdobbiadene, Asolo e Vittorio Veneto; per di più, il vino Extra-Brut Genesis è prodotto a partire da uve della Coop. Sociale Ca’ Corniani, che ha come scopo l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate realtà il cui obiettivo principale è il prendersi cura di persone svantaggiate.
Senza contare che Perlage è una BCorp certificata e fino a questo momento l’unica azienda a produrre prosecco biologico DOCG nel Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene.

wwwaltromercatoit 00000851 31Per saperne di più:

https://www.altromercato.it/it_it/vino-prosecco-superiore-docg-quorum-bio.html
https://www.altromercato.it/it_it/metodo-charmat-prosecco-biologico/
https://www.altromercato.it/it_it/produttori/perlage/

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HoM StirItUp mainLa sezione Tuttogreen della Stampa di Torino, lastampa.it, ospita a firma di Maria Rita Corda un articolo dedicato in particolare ai giradischi, alle cuffie ed ai sistemi audio HIFI prodotti dagli eredi di Bob Marley e che per questo si riconoscono dal marchio House of Marley.
Si tratta di prodotti dichiaramente a basso impatto ambientale sia dal punto di vista dei materiali di cui sono fatti ( bamboo, acciaio inox, carta riciclata, cotone organico, legno certificato Fsc, ma anche tessuti compositi e sughero organico), sia dal punto di vista sociale (progetti di riforestazione e sostegno all'infanzia ed alla pace).
Il testo completo è su https://www.lastampa.it/2019/04/05/scienza/prodotti-audio-sostenibili-in-linea-con-le-idee-di-bob-marley-OIGudrx9XvXjzsF6b9FmOI/pagina.html
Get up, stand up;)

 

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vartaperleapi“Se le api scomparissero dalla faccia della Terra, 
all’uomo rimarrebbero solo 4 anni di vita. Niente più api, niente più 
impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomini”
– Albert Einstein


L’importanza di essere un’ape” è un progetto sostenuto da Earth Day Italia e Buono, https://www.ilmielebuono.it/, che attraverso giochi ed osservazioni al microscopio spiegano a bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie il ruolo chiave delle api nel preservare ambiente e biodiversità. 

Le due associazioni sono sostenute ufficalmente da parte dei ricavi che Varta otterrà dalle vendite delle batterie ricaricabili Recharge Accu Recycled e del carica batterie Duo Charger Varta. Le batterie ricaricabili fanno risparmiare su acqua, elettricità e imballaggi, e dal momento che durano fino a 5 anni, fanno produrre meno batterie usa e getta, con ulteriore riduzione dei costi di produzione e di trasporto e, dunque, dell'inquinamento.

Ci sono più dettagli su https://www.varta-consumer.it/it-it/save-the-bees e su  http://energia-plus.it/le-pile-ricaricabili-di-varta-dalla-parte-delle-api_89145/

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