Blue jeans ecologici, green planet sostenibile: la storia di EcoGeco

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Ecogeco01

Verona | Italia

L'ultimo decennio ha prodotto alcune interessanti storie di scelte produttive sostenibili anche nel settore tessile del nostro Paese.
Una di queste storie ha per oggetto un prodotto che è ancora oggi un'icona del nostro tempo, il blue jeans, e coinvolge una parte di quella che era, fino a qualche anno addietro, la ”storica” filiera di produzione del jeans made in Veneto. Ma, soprattutto, quella di EcoGeco è una storia che non si può raccontare se non partendo da un'altra storia.

Sospesa tra l'Italia e l'America, la storia della tela blu che parte da Genova (1), e che fa la sua fortuna emigrando negli States e diventando il blue jeans, si è intrecciata per un lungo periodo di tempo anche con quella di un ricco ramo dell'industria tessile italiana.

Quando, sul finire degli anni '60 del '900, il blue jeans è diventato un prodotto di moda e di massa, per almeno un paio di decenni il Veneto del contoterzismo e delle operaie-contadine ha fatto le fortune di brand come Diesel, Gas & Co.(2).

Poi, al giro di boa degli anni '90, la musica è cambiata.

O, per dirla con le parole di uno che di fabbriche se ne intendeva (ma solo giusto un po'), che di nome faceva Giovanni Agnelli e di mestiere anche il Presidente della Fiat, “la festa era finita”.

L'Avvocato, pronunciando quelle parole all'Assemblea degli azionisti Fiat nella primavera del 1990, si riferiva alle prospettive per le vendite di automobile Fiat in Europa ed Italia: premonitrice dei ciclici tracolli cui ci hanno ormai abituato i successivi due decenni, la frase è stata tutto sommato profetica anche per il sistema industriale italiano nel suo insieme, e, quindi, anche per diversi distretti del settore del tessile e dell'abbigliamento made in Italy.

In effetti, il distretto del denim (3) e del jeans prodotto inVeneto, non ha fatto eccezione (4).

Il tessuto di piccoli e medi laboratori diffusi che costituivano il cuore del conto-terzismo e del lavoro tessile veneto per il jeans si è così progressivamente sfilacciato e disperso: inevitabile produrre sempre più ad Est per mantenere accettabili i margini di profitto (5 ), con buona pace del destino delle competenze e dei saperi artigiani, della qualità del lavoro (6) e, inevitabilmente, della qualità dell'ambiente. Per non parlare di quella del prodotto.

Risultato: una tipica situazione io-vinco, tu-perdi (7), tutta sbilanciata sul lato del lavoro, ovviamente.

E così, mentre in Italia, Occidente, si distruggevano lavoro, competenze tacite e qualità (8), nel Far East, terra non a caso di tigri asiatiche, Cina in testa, chi ha trovato un nuovo lavoro sottopagato e insicuro, spesso ci ha rimesso anche la vita (9).

  

Talvolta, la Storia è, però, un processo sorprendente: in quegli stessi anni, gli stessi territori che hanno assistito al declino della manifattura italiana del jeans, hanno visto nascere, organizzarsi e poi strutturarsi in pianta stabile modelli di consumo critici ed alternativi.

Oggi, i GAS, i Gruppi di Acquisto Solidali (10) organizzati in rete ed il Commercio Equo e Solidale sono un esempio universalmente accettato di domanda attenta ai contenuti sociali, ambientali ed economici del prodotto: ma per gettare le basi di un'altra economia possibile occorre agire anche sul lato di un'offerta che possa incontrare sostenibilmente quella domanda.

Soprattutto quando non riguarda solo i prodotti alimentari, ma chiede, ormai, anche prodotti tessili ad alto tasso di sostenibilità.

Non sempre è facile per il lavoro e l'impresa organizzare una produzione in grado di incontrare questo tipo di domanda, ma quando nel 2009 anche Claudia Lubrano e Giampaolo Bianchi, trent'anni di esperienza nel settore tessile e nella manifattura dei jeans e una partecipazione attiva ai GAS di Verona, si sono posti il problema, ne è uscita una soluzione coraggiosa ed innovativa.

La soluzione si chiama EcoGeco.

EcoGeco (11), in azione dal 2011, non è solo il marchio di un blue jeans capace di rispettare tutti i crismi del consumare critico, ma è anche il nome sotto il quale è nata una combinazione impresa-lavoro che è riuscita a ricomporre la trama di un tessuto sociale e lavorativo non ancora irreparabilmente danneggiato dalla globalizzazione (12).

Ecogeco02(Fonte: EcoGeco)Oggi, infatti, EcoGeco coordina una filiera di piccole imprese e laboratori per una rete di gruppi di acquisto solidale e di altri rivenditori consapevoli (commercianti privati e circuiti delle Botteghe del Commercio Equo) clienti on line compresi, ben disposti a comperare un blue jeans la cui sostenibilità si può percepire, apprezzare e misurare nelle sue diverse sfaccettature.

EcoGeco, una mappa della filiera
A cominciare dagli aspetti ambientali, tra cui spiccano il cotone biologico (13) importato dalla Turchia ed il colorante naturale, l'indaco ottenuto dalla macerazione delle foglie della pianta omonima.

In effetti, con una materia prima biologica ed un colore strettamente naturale, Ecogeco può certificare GOTS ed ICEA (14) la produzione del tessuto, un'etichettatura ambientale che, tra l'altro, sottrae i jeans rigorosamente made in Italy a pratiche come lo sbiancamento con il cloro o la sabbiatura (15).

Alternative sostenibili a queste lavorazioni sono infatti possibili e, nel loro complesso, introducono gli aspetti sociali della sostenibilità che caratterizzano il progetto EcoGeco.

Nella fase della tintura, ad esempio, l'indaco naturale si deposita all'esterno del filato perchè la tintura si realizza dapprima impregnando e, poi, ossidando il tessuto esponendolo all'aria.

Quando, nella fase successiva, il tessuto ormai colorato arriva nel laboratorio di lavanderia, a pochi chilometri dalla fabbrica che realizza il tessuto, è qui che acqua, pietra pomice e manualità esperta permettono di decolorarlo rapidamente e di ottenere l'aspetto usato e vintage proprio del jeans.

Ed è sempre ed ancora qui che mani, sapienza artigianale e carta vetrata sostituiscono la sabbiatura.

Quanto al confezionamento, la cucitura avviene a mano, un'altra attività largamente legata alla combinazione di conoscenze mano-occhio-cervello, e le dimensioni dei lotti di produzione, ovviamente su piccola scala, sono economicamente sostenibili grazie alle ottimizzazioni che software dedicati consentono nella fase del taglio.

In tutto questo, l'aspetto sociale della sostenibilità si intreccia stabilmente con quello del lavoro, colto nelle dimensioni della dignità, della regolarità normativa, della salute e della sicurezza oltre che, ovviamente, della sua equa remunerazione.

In effetti, quella dei jeans Ecogeco è una sostenibilità a due facce: come abbiamo visto, le etichette che la certificano certo non mancano, ma etichette di alta sostenibilità altrettanto importanti sono quelle che...non ci sono. Apparentemente.

In questa storia di scelte sostenibili, infatti, sono anche e soprattutto la credibilità e la fiducia che i jeans si sono ritagliati nella rete dei GAS e di altri soggetti collettivi della economia sociale a segnalare e comunicare la sostenibilità del prodotto.

Eventi come le fiere, il canale GAS o e la comunicazione diretta attraverso il sito sono i catalizzatori della relazione tra il prodotto, la filiera e la domanda di consumo critico: in questo senso rete chiama rete, si potrebbe dire, dal momento che come nelle parole di Claudia Lubrano - “ la rete digitale, (è) strumento indispensabile per farsi conoscere senza ingenti campagne pubblicitarie: dire che ci sei, cosa fai e come lo fai. Con Internet si capovolge il concetto di target: sono i clienti che cercano noi e i costi di marketing sono al 95% eliminati a vantaggio di una comunicazione reciproca, leale e verificabile.” (16)

Un caso, dunque, in cui la reputazione, una volta tanto e senza dover scomodare gli uffici marketing, che operano in una logica ancora di tipo pull (17), o la metafisica del brand, è un concetto intangibile ma che rende percepibile e credibile la sostenibilità, in quanto è pietra angolare e fondante della relazione diretta con il consumo critico.

La ricerca della sostenibilità misurabile e percepibile si arricchisce dunque di un nuovo tassello, ma non basta ancora: la questione è ancora un'ipotesi di lavoro, ma il progetto di Ecogeco potrebbe benissimo essere catalogato nel novero del recente fenomeno delle ri-localizzazioni (18).

Con in più il valore aggiunto sociale dell'aver saputo unire solidale a sostenibile, ed a costituire uno spunto ed una speranza in più per uscire dalle secche di una recessione globale che sembarava apparentemente senza uscite, se affrontata con gli strumenti ortodossi della politica economica.

Saperne di più: 

http://www.ecogeco.it/#contact-area



Le note e le fonti

  1. Sull'origine del tessuto e del suo pantalone vedi un poderoso articolo di Repubblica di ben 25 anni fa http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/11/24/il-blu-della-storia-genova-celebra-jeans.html

  2. Sul ruolo del jeans nell'ambito del settore tessile abbigliamento in Veneto è utile un recente articolo pubblicato dal mattino di Padova http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2012/08/05/NZ_02_55.html

  3. http://it.wikipedia.org/wiki/Denim

  4. Si veda: Stefania Bragato e Rita Canu, La crisi: le evidenze empiriche, le cause e la gestione, in TESSILE – ABBIGLIAMENTO UN SETTORE DA RIPENSARE Gennaio 2006 http://coses.comune.venezia.it/download/Rap104.pdf

  5. E con buona pace delle teoria sull'accettabilità sociale del profitto o sul capitalismo buono: sotto questo tema si è perso molto tempo e molto inchiostro per tentare di ampliare il consenso attorno all'idea che il profitto è solo una parte delle cause dell'esistenza delle imprese. La lunga crisi sta dimostrando il contrario....http://www.bancaditalia.it/media/notizie/art_draghi_080709

  6. Per somma ironia, il periodo in cui la delocalizzazione produttiva verso il Far East, pomposamente chiamata globalizzazione coincide, con quello in cui le teorie del management più in voga richiamano l'importanza delle core competencies delle imprese, della conoscenza, e della gestione della qualità come fonti primarie di vantaggio competitivo, a' la Porter. Riflettendo su questi ultimi 25 anni è lecito domandarsi che ne è stato delle grandi enunciazioni su globalizzazione, qualità totale, core competencies etc.

Una possibile risposta è che questo dipende dagli obiettivi verso i quali le hanno dirette manager e proprietà e dalle intenzioni e dallo spirito con il quale il management e le proprietà le hanno promosse. In generale, pare evidente che sull'altare della lotta agli sprechi non c'è stata nessuna attenzione all'evitare gli sprechi di lavoro, di sapere e di dignità.

  1. Una tipica situazione della teoria dei giochi, un vero pilastro. Vedi per tutti: http://www.maa.org/publications/maa-reviews/theory-of-games-and-economic-behavior

  2. http://www.linkiesta.it/lavori-manuali-italia) e
    http://www.cnaveneto.it/index.php/unioni-raggruppamenti/unione-cna-federmoda/news-ed-eventi/1074-il-sistema-moda-veneto-ha-incontra-il-governatore-zaia

https://www.cliclavoroveneto.it/home/-/asset_publisher/GPuXWG5NoyZm/content/focus-settore-tessile-veneto).

  1. Un contributo impressionante è su http://www.abitipuliti.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/fabbriche_tessili_bangladesh.pdf

  2. In direzione ostinata e contraria, per citare uno dei massimi poeti italiani del 900, si muovevano nuovi fermenti in quegli stessi anni, dalla seconda metà degli anni 90. Sui Gas; http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Consumo-critico/(desc)/show
    http://www.retegas.org

  3. http://www.ecogeco.it
    sezione Chi siamo e http://www.fashioncamp.it/blog/claudia-lubrano-ecogeco/
    Inoltre, http://italiax10.telecomitalia.com/news/intervista-a-claudia-lubrano/
    http://www.moda24.ilsole24ore.com/art/industria-finanza/2013-06-06/milano-gioielli-riciclo-180212.php?uuid=AbUUtk2H

  4. La filatura, la tessitura e la tintura eseguite nello spazio di qualche decina di chiometri da imprese e laboratori che conoscono a fondo tutti i segreti delle lavorazioni e che comunque si distinguono per la loro attitudine a riconoscere il valore cardine della sostenibilità (vedi il caso di Berto ). Una lista completa delle aziende che collaborano nel progetto Ecogeco è consultabile sul sito ufficiale di ecogeco

  5. Già l'ambiente: il punto è che già produrre cotone ha implicazioni sociali, ambientali ed economiche a livello planetario: si veda ad esempio il rapporto di Deborah Lucchetti 
    Un caso di responsabilità sociale e ambientale d’impresa:il Rajlakshmi Cotton Project in India in
    http://www.faircoop.it/equofelpe/pdf/RCP.pdf

Sulle iniziative internazionali ed italiane per un vestire sostenibile e solidale:
www.abitipuliti.org
https://www.facebook.com/CampagnaAbitiPuliti
twitter @AbitiPuliti

Sulla provenienza del cotone di Ecogeco: http://www.symbola.net/assets/files/bqi_veneto_bassa_1358333952.pdf

Sull'impatto ambientale della produzione di cotone
http://test.sinab.it/index.php?mod=news&m2id=184&navId=184&q_anno=2004&pg=6&start=50&idp=80
http://www.ccpb.it/blog/2013/10/01/innovazione-tessile-passa-cotone-biologico/
Doveroso, infine, segnalare che seppur con anni di ritardo alcune associazioni di produttori e brand tessili, nordamericani, hanno da qualche tempo iniziato a riconoscere la necessità di fare qualcosa per rendere meno insostenibile la coltivazione del cotone.
http://bettercotton.org
http://www.greenbiz.it/green-management/marketing-e-comunicazione/7542-moda-etica-filiera-cotone-cotton-council-international
http://www.sustainability-lab.net/it/blogs/sustainability-lab-news/cotone-intensivo-e-sostenibile.aspx
http://www.biois.com/en/non-class-en/lca-pair-of-jeans.html
http://www.nytimes.com/2011/11/02/science/earth/levi-strauss-tries-to-minimize-water-use.html?_r=0

  1. Sul GOTS, in generale, http://www.global-standard.org/the-standard/general-description.html

“A textile product carrying the GOTS label grade ‘organic’ must contain a minimum of 95% certified organic fibres whereas a product with the label grade ‘made with organic’ must contain a minimum of 70% certified organic fibres”
Quanto ai processi di management ed alla produzione: 
“Key criteria for processing and manufacturing include: Environmental, Technical Quality and Human Toxicity, Minimum Social Criteria”

ICEA è l'Istituto Certificazione Etica ed Ambientale http://www.icea.info/it/

  1. Sulla tecnica della sabbiatura, http://www.greenme.it/consumare/mode-e-abbigliamento/10942-sabbiatura-jeans-cinae anche http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/03/29/news/la_sabbiatura_dei_jeans_che_provoca_la_silicosi-32393341/

  2. http://www.fashioncamp.it/blog/claudia-lubrano-ecogeco/

  3. Nella determinazione di quello che Philip Kotler chiama promotion mix, è possibile scegliere una strategia di tipo pull per indurre i clienti ad entrare in specifiche fasi del processo di acquisto.

  4. Per un esempio di rilocalizzazione o backshoring, il ritorno da Est ad Ovest, http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/09/09/news/rilocalizzazione_italia_e_usa_guidano_il_rientro_delle_imprese-66156399/
    http://www.quifinanza.it/8547/lavoro/a-volte-ritornano-ecco-aziende-che-rilocalizzano-in-italia.html
    ed effettogaia.it

https://www.slideshare.net/antonellacoppola/ma-come-ti-vesti-abbigliamento-etico-secondo-gas-bisiac 

e-mail & MadeinGaia
Author: Paolo Falcone | EditorWebsite: http://madeingaia.it/it/madeingaia/in-contattoEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Grazie per aver seguito il filo delle parole e delle immagini di MadeinGaia fino alla fine di questa storia!

MadeinGaia.it è nata da un’idea di Paolo Falcone.

Analista dell'organizzazione del lavoro e marketing operation manager, Paolo è editor di Madeingaia e ne coordina i contenuti, cura la raccolta e la classificazione delle fonti, le interviste e, quando possibile, fornisce proprie impressioni personali e soggettive sui prodotti sostenibili.

In particolare, in alcuni casi i prodotti a basso impatto sociale ed ambientale di cui scriviamo sono anche testati personalmente.

Le immagini sul sito sono in parte acquistate da siti specializzati e in parte realizzate da MadeinGaia.


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